Chiusura Estiva

Si informa che la biblioteca-archivio "Renato Maestro" rimarrà chiusa al pubblico dall' 1 al 23 agosto.

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Lunedì e Mercoledì dalle 13 alle 17
Martedì e Giovedì dalle 9 alle 13

La biblioteca è chiusa durante le festività ebraiche e civili.

Per accedere all’Archivio si deve richiedere un’autorizzazione scritta via lettera o via e-mail all'indirizzo
precisando la natura della ricerca che si intende svolgere.

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Nell’Italia del Rinascimento era noto come Elia Levita, un’autorità nel campo della grammatica e della lessicografia ebraiche e aramaiche; nella storia dell’ebraismo è ricordato come Elye Bokher, un ashkenazita approdato in Veneto dall’originaria Germania sul finire del XV secolo. Amico di umanisti e di prelati, forse anche di papa Leone X, oltre a dizionari e opere di grammatica, Elye pubblicò testi poetici in lingua yiddish, dai poemi cavallereschi alle pasquinate. Qui si traducono per la prima volta in italiano due lider, due canti di ira e di parodia, di cronaca e di maldicenza. Vi si racconta dei mali della guerra, dell’incendio nel quartiere di Rialto e del saccheggio che ne seguì, della povertà e della ricchezza, della malvagità e dell’ingordigia. Sullo sfondo sontuoso della Venezia di Tiziano.

"Pasquinate" si direbbe in italiano, "pashkviln" in yiddish, senz'altro patrimonio letterario e umano di una Venezia (e un'Italia) multietnica che si racconta senza veli. Ecco un assaggio:

"[...]Solo mi fa infuriare/che quando un povero fa qualcosa /è perduto di qua e di là/ciascuno berrebbe volentieri il suo sangue. /Ma ciò che i ricchi fanno qui /va sempre bene. /Si lascia passare tutto. /Che abbia pietà il Signore.

Un povero commette una colpa in segreto / è perché è la miseria che lo spinge / mentre i ricchi di solito / lo fanno apertamente / e se dovessi raccontare tutto / ciò che fanno in un anno / non mi basterebbero i giorni della mia vita / giorni che mi dona il Signore.

E persino fin in Italia / la cosa ha un brutto aspetto / nessun peccato è vergogna / ciascuno fa ciò che gli va / Un uomo pio lo si trova di rado / sia tra i giovani che tra i vecchi / la fede ebraica procede con le stampelle / nessuno riconosce il Signore."

Non è che dal '500 ci siano stati grandi cambiamenti...

Elye Bokher, Due canti Yiddish. rime di un poeta ashkenazita nella Venezia del Cinquecento, a cura di Claudia Rosenzweig, Bibliotheca Aretina, Roma 2010, 144 pp., € 15,00

Cogliendo una straordinaria opportunità storica, gli autori hanno seguito la traiettoria biografica di chi, bambino durante la Shoah, è adesso una persona adulta. Come hanno potuto crescere e contribuire al bene comune senza lasciarsi spezzare o spegnere dal trauma? E cosa possono insegnare le loro storie? L'ipotesi è che l'analisi di questi percorsi di vita possa essere di grande utilità a chi lavora oggi con i bambini e le famiglie in contesti sia educativi sia terapeutici.

"L'intento di fondo - scrivono gli autori - consiste nell'avvicinarsi e studiare le storie dei bambini nascosti divenuti resilienti e più precisamente gli aspetti di vita pre-durante-post-Shoah come lo stile genitoriale, le reti sociali, la relazione tra pari, l'adulto significativo, la comunità, la scuola, l'aiuto formale e informale ricevuto, il sistema ecologico, con lo scopo di comprendere se attraverso l'analisi di queste storie sia possibile accrescere la conoscenza sui fattori protettivi dello sviluppo e sui processi di crescita per poter avere qualche elemento in più su cosa significhi 'rendere umani gli umani', 'educare bene' i bambini oggi."

"Abbiamo provato - scrivono ancora Milani e Ius - a spostare l'attenzione dal Male al Bene, da ciò che è morto durante la Shoah a ciò che è nato attraverso di essa: oggi sappiamo che anche nel Male Assoluto, nell'esperienza dell'inferno sulla Terra, l'umanità ha trovato un modo per ricominciare".

Paola Milani e Marco Ius, Sotto un cielo di stelle. Educazione, bambini e resilienza, Raffaello Cortina editore, Milano 2010, 319 p., € 25,00

Ha del sorprendente l’oblio che ha interessato la figura del Ramhal in Italia.
Dimenticato nella sua veste di giovane e brillante maestro dell’ebraismo padovano, e raramente ricordato fra le glorie della tradizione ebraica della
Penisola. Eppure, al di là delle Alpi, ormai da secoli quando si scrive di cultura ebraica e si accenna all’Italia, non si manca mai di ricordare la sua figura multiforme, contraddittoria ma comunemente riconosciuta come preminente e di grande interesse. È stata in questo senso quanto mai opportuna l’iniziativa di celebrarne la figura a trecento anni dalla nascita, assunta in contemporanea dall’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo (AISG) e dalla Comunità ebraica di Padova. Le relazioni presentate in occasione delle tre giornate di convegno che si sono tenute a Padova e a Ravenna il 2, 3 e 4 settembre 2007 sono ora raccolte nel presente volume e offerte al lettore italiano come parziale
opera di risarcimento per il troppo lungo e ingiustificato silenzio in cui la terra di origine ha relegato le opere e la riflessione del grande pensatore padovano.
Originariamente progettati in maniera autonoma, i due convegni hanno potuto essere coordinati come date da parte degli organizzatori qui sottoscritti,
sia per fissare dei giorni contigui evitando una spiacevole sovrapposizione, sia per permettere a qualche uditore o anche relatore di partecipare ad entrambi con relazioni diverse. Su proposta di Mauro Perani, si è poi pensato di pubblicarne gli Atti in uno stesso volume, che qui presentiamo, destinato a diventare lo studio più approfondito e aggiornato sul cabbalista patavino Ramhal.
La vita di Luzzatto (Padova 1707 ‑ Acco 1746/47), poeta, cabbalista e autore di componimenti morali, è legata alle vicende del circolo di studi mistici che egli guidò in età giovanile a Padova e che lo portò a doversi confrontare con l’accusa di eresia. Com’è noto Luzzatto sostenne di aver udito per la prima volta nel 1727, durante alcune profonde attività di studio, la voce misteriosa di un maggid, un’entità divina rivelatrice di segreti celesti ad esseri umani prescelti, che sarebbe divenuta la principale fonte di sapere che l’avrebbe guidato nel corso degli anni a produrre numerose opere di kabbalah (quasi tutte purtroppo
andate perdute), successivamente messe all’indice dalle principali autorità rabbiniche europee.
Nel 1735, costretto dalla pressione delle continue controversie sulle sue opere mistiche, Luzzatto decise di trasferirsi nella più ospitale Amsterdam, e nel 1743 compì la sua ‘aliyyah in Eretz Israel, la Terra dei padri, con la famiglia. Morì ad Acco a causa di una pestilenza. La sua tomba è ancora oggi meta di
pellegrinaggio. Le opere e il pensiero di Ramhal divennero un punto di riferimento sicuro da cui i filoni culturali dell’ebraismo moderno e contemporaneo trassero gli elementi che più si avvicinavano alle singole sensibilità e modi di intendere l’ebraismo; a modo suo – e probabilmente suo malgrado – egli fu un precursore di una visione pluralistica del mondo ebraico uscito dalla crisi dell’età
moderna.
Gli studi raccolti in questo volume, che presentiamo al lettore, tentano di offrire un panorama quanto più articolato possibile dell’universo dei saperi interessato dall’opera di Luzzatto: da un sorprendentemente moderno della lingua ebraica in poesia e prosa ad una grande capacità di destreggiarsi nel difficile strumentario cabbalistico, e ad una indubbia capacità di approfondire temi e strumenti della tradizione ebraica ponendoli in relazione con gli interrogativi filosofici propri dell’Europa tardo-moderna.
Rimane da fare un grande lavoro: in particolare sarà necessario nei prossimi anni procedere alla traduzione italiana delle sue principali opere, in modo da far conoscere e comprendere la rilevanza dell’opera del Luzzatto per la storia della cultura italiana.
Questo volume s’inserisce all’interno di un interesse crescente che si rileva in Italia ormai da un paio di decenni per la storia e la cultura ebraica del nostro Paese. A detta di uno studioso di fama mondiale come Moshe Idel, che ha una conoscenza approfondita della realtà internazionale, e che si trova in
stretti rapporti culturali e di collaborazione con l’Italia e gli ambienti di studio italiani dell’ebraismo, non esiste un paese che mostri una vivacità e un rigoglio di attività culturali, di congressi di iniziative e di pubblicazioni nel campo dell’ebraismo come l’Italia. A noi non resta che dire: se questo è vero,
non possiamo che esserne molto contenti e trarne spunto per intensificare gli sforzi per mantenere a lungo questo primato.

Gadi Luzzatto Voghera e Mauro Perani

Alchimista, inventore, ingegnere bellico e creatore di mirabolanti macchine sceniche. Tutto ciò era Abramo Colorni, ebreo mantovano conteso con la forza dalle signorie di mezza Europa per il suo poliedrico talento. E fu proprio a causa delle sue innumerevoli qualità che questo dotto prestato all'esoterismo finì nel bel mezzo di una vera e propria faida nobiliare: un'intricata vicenda di manoscritti cifrati, polveri da sparo e morti misteriose. Nello scenario di un Rinascimento che voleva le comunità ebraiche confinate nei ghetti e costrette a severe restrizioni, uomini d'ingegno come Colorni sfuggivano a ogni limitazione ingraziandosi i signori locali e prestando servizio presso le più rinomate corti d'Europa. Se nell'immaginario comune la storia degli ebrei si limita a una sequenza ininterrotta di persecuzioni e genocidi, di segregazioni e nomadismo forzato, esperienze come quelle di Colorni dimostrano come gli ebrei, nonostante una terribile tradizione di ingiustizie subite, siano stati capaci di legarsi inestricabilmente allo sviluppo sociale e culturale del Vecchio Continente e del Nuovo Mondo.

 

Ariel Toaff, Il prestigiatore di Dio. Avventure e miracoli di un alchimista ebreo nelle corti del Rinascimento, Rizzoli, Milano 2010, 296 p.

Assaf Gavron“Per ogni cosa c'è un momento e un tempo per ogni azione sotto il sole. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per raccogliere ciò che si è piantato.”
Il tempo per giudicare e condannare l’altro, il tempo perso ad attendere inutilmente l’autobus, l’attimo fuggevole d’un incontro di sguardi. Quanto vale il nostro tempo? Qual è il significato profondo d’un istante, per noi che viviamo in questo mondo, dove il disperato sacrificio di uno può annichilire le vite di molti in un batter di ciglia? Di questo parla “La mia storia, la tua storia” di Assaf Gavron.
Eitan Einoch è un giovane yuppie di successo. Ha un bella ragazza, un appartamento spazioso e ben arredato, un lavoro come venditore alla Time’s Arrow, azienda Hi-tech che si occupa del risparmio del tempo, proponendo un software che sostituisca i centralinisti dei call center ottimizzando così costi e tempi di gestione.
Una mattina, mentre viaggia sul solito autobus diretto a lavoro, vede salire un uomo dalla pelle scura, si convince che non dev’essere per forza sospetto e rassicura anche il ragazzo seduto accanto a lui, Ghiora, che gli chiede, nel caso succeda qualcosa, di contattare la sua ragazza. La notizia lo raggiunge a lavoro. C’è stato un attentato: L’autobus da cui è appena sceso è esploso. La vita di Eitan viene totalmente stravolta, scampa miracolosamente ad altri due attentati diventando così una celebrità televisiva, ma gli attacchi terroristici, nonostante non l’abbiano ferito fisicamente, l’hanno comunque lacerato nell’anima.

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